Programma nazionale gestione rifiuti: limiti ed opportunità 

il 17 marzo scorso è stata pubblicata sul sito del Ministero della Transizione Ecologica, nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la proposta di Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (PNGR). Si tratta dello strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti.

Il PNGR, previsto dall’articolo 198bis della legge 152 del 2006, è stato inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) come una delle riforme principali della missione sull’economia circolare. L’obiettivo del Programma è colmare il gap impiantistico, aumentare il tasso di raccolta differenziata e di riciclaggio al fine di sviluppare nuove catene di approvvigionamento di materie prime seconde dal ciclo dei rifiuti, in sostituzione di quelle tradizionali e contribuire alla transizione energetica. Si tratta di una riforma che deve accompagnare e sostenere i due investimenti del PNRR per l’economia circolare, uno da 1,5 miliardi e l’altro da 600 miliardi, i cui avvisi si stanno chiudendo in questi giorni.

La pubblicazione del PNGR, necessaria per permettere la consultazione pubblica aperta dalla data di pubblicazione per 45 giorni, è prevista dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

PNGR, lo studio di Ref Ricerche

L’ultimo contributo di analisi del Laboratorio servizi pubblici locali di Ref Ricerche, intitolato “Programma nazionale gestione rifiuti: occorrono strategia, tempi certi e percorsi cogenti”, affronta i limiti di una delle riforme più attese dal comparto, indispensabile per migliorare la programmazione a livello nazionale. 

Come suggerisce il titolo dell’analisi una strategia, tempi certi e percorsi cogenti sono tutti elementi necessari affinché il Programma nazionale di gestione dei rifiuti  possa svolgere l’attesa funzione di programmazione e coordinamento. Il compito del Programma è infatti quello di contribuire a delineare gli obiettivi e le linee strategiche che le Regioni e le Province autonome dovranno seguire in sede di pianificazione al fine di rendere i Piani regionali di gestione dei rifiuti maggiormente efficaci, armonizzando la gestione dei rifiuti sull’intero territorio nazionale e contribuendo a colmare i deficit impiantistici del paese. 

Uno dei nodi che è necessario sciogliere è quello connesso alla ricognizione dei fabbisogni impiantistici del paese, alla valutazione dei piani di gestione regionali, all’adozione di un disegno di mercato capace di puntare sull’autosufficienza e la prossimità nella gestione. Una fotografia del parco impiantistico esistente è prioritaria per spingere alla realizzazione di quegli impianti indispensabili per soddisfare i fabbisogni di trattamento dei territori, in un’ottica di promozione dell’autosufficienza e di rispetto del principio di prossimità.

I criteri per la definizione del fabbisogno impiantistico

Il Programma nazionale ha innanzitutto il compito di indicare i criteri che consentano l’individuazione di macro-aree nell’ambito delle quali razionalizzare gli impianti, in deroga o in subordine rispetto a quello che potrà essere previsto nelle pianificazioni regionali. All’interno delle macro-aree, la cui creazione spetta alle Regioni, è necessaria un’operazione di ricognizione e valutazione impiantistica, che tenga conto della produzione di rifiuti urbani e speciali, della presenza di impianti di incenerimento e pre-trattamento dei rifiuti, del fabbisogno di impianti di recupero di materia ed energia. Il tutto con l’obiettivo di arginare quanto più possibile il ricorso alla discarica.

Per l’individuazione delle macro-aree di riferimento, il ministero della Transizione ecologica ha deciso di ricorrere alla cinque macro aree geografiche indicate dal decreto “Sblocca Italia”  del 2014 che proponeva di dividere il paese in Nord, Centro, Sud Insulare, Sicilia e Sardegna.

La Commissione tecnica di valutazione ambientale Via Vas del Mite ha valutato che, per alcuni flussi critici – come organici, urbani misti e da trattamento delle frazioni riciclabili -, il criterio da seguire dovrebbe essere quello della ripartizione su base regionale. Una suddivisione di questo tipo potrebbe obbligare anche le regioni deficitarie a rafforzare le proprie dotazioni impiantistiche approfittando anche dell’impulso offerto dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

PNGR ed economia circolare

Il MiTE ha posto un focus specifico su tre filiere di economia circolare: i rifiuti da costruzione e demolizione, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e i rifiuti tessili.

Rifiuti da costruzione e demolizione

In merito alla filiera, viene riconosciuto fondamentale per promuovere il riciclo con recupero di materia approvare quanto prima il decreto sul fine rifiuto (End of Waste), richiesto dagli operatori e dalle associazioni di categoria. Sarà necessario sostenere e garantire l’effettiva implementazione dei Criteri ambientali minimi negli appalti pubblici, l’applicazione di schemi di responsabilità estesa del produttore e la costruzione di un mercato per le materie prime seconde. 

RAEE

Favorire lo sviluppo dei centri del riuso, necessari per sostenere pratiche di preparazione per il riutilizzo è il primo passo per sostenere il riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Occorrerà inoltre migliorare la capacità di intercettazione di questa frazione in tutto il paese, realizzando piattaforme di conferimento e isole ecologiche che consentano di ovviare alle criticità esistenti nella raccolta. Tutto questo sarà cruciale anche per il recupero delle terre rare, di cui i rifiuti tecnologici costituiscono una vera e propria “miniera urbana”.

Rifiuti Tessili

Per il comparto dei rifiuti tessili, il Ministero della Transizione ecologica ha individuato una serie di misure finalizzate a promuovere il riciclo. Appare però necessario favorire l’implementazione di schemi di responsabilità estesa del produttore, promuovere pratiche di riuso e preparazione per il riutilizzo, e puntare su tecnologie innovative per il recupero di materia.

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